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Gli acarnesi
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top
(greco antico)

«ἐγὼ μὲν δεῦρό σοι σπονδὰς φέρων

ἔσπευδον: οἱ δ᾽ ὤσφροντο πρεσβῦταί τινες
Ἀχαρνικοί, στιπτοὶ γέροντες πρίνινοι
ἀτεράμονες Μαραθωνομάχαι σφενδάμνινοι.
ἔπειτ᾽ ἀνέκραγον πάντες, ὦ μιαρώτατε
σπονδὰς φέρεις τῶν ἀμπέλων τετμημένων;
κἀς τοὺς τρίβωνας ξυνελέγοντο τῶν λίθων:

ἐγὼ δ᾽ ἔφευγον: οἱ δ᾽ ἐδίωκον κἀβόων.»

(italiano)

«Io m'affrettavo qui

con la tregua per te. Ma la fiutarono

certi vecchi Acarnesi, vecchi solidi,

duri, cocciuti, eroi di

Maratona

,

tutti d'un pezzo, e subito: «Ah, canaglia,

le vigne nostre son tagliate, e tu

porti la tregua!» — E metton mano ai sassi.

Io scappo; e loro, urlando, alle calcagna!»

(Anfiteo di ritorno da Sparta, vv. 178-185; trad. E. Romagnoli)

mwbqmwbgGli acarnesi (mwbwin greco antico Ἀχαρνῆς?, Acharnês) è una mwcacommedia teatrale del commediografo greco mwcqAristofane. Prende il nome dagli abitanti del mwcgdemo di mwcwAcarne, una suddivisione amministrativa del territorio dell'mwdaantica Atene. Messa in scena nel mwdq425 a.C., durante la mwdgGuerra del Peloponneso, l'opera è famosa per le sue istanze mwdwpacifiste. Venne rappresentata sotto la direzione di Callistrato (non, quindi, dello stesso Aristofane, sebbene per alcuni studiosi si tratti solo di uno pseudonimo) e vinse il primo premio alle mweaLenee, superando nella competizione gli autori mweqCratino ed mwegEupoli.

Contents

Trama
Note

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Trama

La commedia si apre sulla mwhqPnice, quando Diceopoli, un contadino stanco di vedere i suoi raccolti distrutti dai soldati in guerra, interviene nella corrotta assemblea dei cittadini per proporre una tregua con mwhgSparta. Il suo intervento però non sortisce alcun effetto, poiché la città è controllata da imbroglioni e furfanti (appaiono ad esempio gli ambasciatori greci in mwhwPersia, personificazione del funzionario statale corrotto e inefficiente), mentre lui non ha alcun potere. Stufo di quella situazione, Diceopoli incarica allora Anfiteo di recarsi a Sparta per stringere con la mwiapolis un accordo privato, una tregua valida solo per lui e la sua famiglia.cite-ref-guido-1-0[1]

Ritorna Anfiteo da Sparta, ma è inseguito dagli abitanti di Acarne (che costituiscono il coro), i quali, infuriati per la pace privata da lui ottenuta con mwjgSparta, hanno deciso di condannarlo a morte. Per far valere le sue ragioni e convincere gli acarnesi che la guerra non è soluzione ai loro problemi, Diceopoli si reca allora da mwjwEuripide, per farsi prestare la sua retorica e risultare così convincente. Si fa consegnare gli stracci di Telefo, che Euripide aveva messo in scena qualche anno prima vestito come un pezzente, per ricevere la capacità retorica euripidea.cite-ref-guido-1-1[1]cite-ref-2[2]

Così conciato, Diceopoli ritorna dal coro degli acarnesi ed espone le sue ragioni. Essi si dividono in due fazioni opposte: il semicoro favorevole alla guerra, messo in difficoltà da Diceopoli e dal primo semicoro, chiama in proprio aiuto mwmqLamaco, un generale dell'esercito. Lamaco e Diceopoli battibeccano e si insultano, ma Diceopoli ha la meglio e decide di istituire un mercato, un luogo libero in cui tutti possono entrare, ricevendo la visita di alcuni strani personaggi. In seguito, Diceopoli viene invitato alla festa dei Boccali, mentre Lamaco è chiamato in guerra. Alla fine, i due rientrano in scena in condizioni ben diverse: Lamaco, ferito, si lamenta in stile mwmgtragico, mentre Diceopoli è felice e decisamente brillo, accompagnato da due ragazze.cite-ref-guido-1-2[1]

Commento

Il pacifismo e la corruzione dei costumi

Con l'originale trovata di un personaggio che cerca di stipulare una pace tra se stesso e una città nemica, un Aristofane ancora giovane introduce due dei temi che saranno poi centrali nella sua produzione successiva: il pacifismo e la denuncia della corruzione dei costumi (secondo Aristofane facilitata anche da esponenti della nuova cultura, quali Euripide). La mwogguerra del Peloponneso fa in effetti da sfondo a quest'opera, ed è evidente come, alla fine della commedia, la pace venga descritta come portatrice di felicità (il contadino Diceopoli allegro e brillo), mentre la guerra sia rappresentata da Lamaco, che torna dalla battaglia ferito e lamentoso.cite-ref-guido-1-3[1]

Un rito di rigenerazione

La trama presenta una sorta di rito di rigenerazione, in cui da una situazione di corruzione dei costumi, attraverso l'espulsione della causa dei mali (rappresentata dal guerrafondaio Lamaco), si può tornare a un primitivo stato di benessere e di felicità. L'opera, pur sotto certi aspetti ancora acerba, possiede una scoppiettante successione di trovate e un ritmo brillante come forse nessuna altra opera di Aristofane.cite-ref-guido-1-4[1]

Note

cite-note-guido-11. Guidorizzi, p. 207.
cite-note-22. Aristofane e Menandro, pp. 61-62.

Bibliografia

• Giulio Guidorizzi, mwwqLetteratura greca, da Omero al secolo VI d.C., Mondadori, 2002, ISBN 978-88-88242-10-1.
• Aristofane e Menandro, mwxaIl teatro greco - Commedie, a cura di Guido Paduano, BUR, 2007, ISBN 978-88-17-01617-9.

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Collegamenti esterni

• citerefsapere-itAcarnési, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) Acharnians, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• mwzaTesto dell'opera (traduzione in versi), su filosofico.net. URL consultato il 28 aprile 2019.